Silvio Soldini Il colore nascosto delle cose

Perché stiracchiare una storia prevedibile in ogni suo sviluppo per quasi due ore, se non per un malinteso atteggiamento da cinema d’autore? E se pure uno riesce a superare la sensazione di tortura della seconda ora, che farebbe evocare un buon produttore di una volta, capace di imporre tagli ai film e a instillare un po’ di attenzione allo “spettacolo”, alla fine di questo pur non brutto film rimane una domanda ineludibile: perché è stato fatto?

Paul Schrader Cane mangia cane

La fotografia si sposa allo sballo, l'America inutile e superficiale trionfa in un lago di sangue che non risparmia nessuno. La pellicola non vuole stupirci ma solo ricordarci quanto labili siano le scale di valori a cui appoggiamo il nostro giudizio. Da vedere.

Daniele Vicari Sole, cuore amore

Sole cuore amore è un bel film, con quelle imperfezioni che lo avvicinano alla vita reale, che ce lo fanno sentire più vicino. Racconta di un mondo vero, che conosciamo tutti un po'. I protagonisti lo attraversano con solidarietà ed affetto, che li aiuta e li sostiene anche se non sempre è sufficiente.

Gianni Amelio La tenerezza

Nel panorama non troppo entusiasmante del cinema italiano, il vecchio regista è ancora una delle voci più lucide e coerenti di un cinema non banale, ostinatamente antimoderno, privo di qualsiasi ammiccamento. “La tenerezza” ne è una testimonianza.

Sebastian Schipper Victoria

“Victoria” è un film difficile, ma solo nel senso che lo troverete con difficoltà nelle sale cinematografiche. E’ uscito infatti solo ora (il film è del 2015) in pochi cinema del circuito “d’essai” E potrebbe sembrare difficile anche se uno ve lo presentasse così: un unico piano sequenza (cioè una unica ininterrotta ripresa diretta, senza alcun montaggio) di 2 ore e 20 minuti sottotitolato (ambientato a Berlino, i protagonisti parlano tra di loro in tedesco e con Victoria, ragazza spagnola che fa da fulcro della vicenda, in inglese).

Kenneth Lonergan Manchester By Sea

Più che un film, Manchester By Sea è una cinepresa puntata sulla esistenza di persone che hanno subito il dolore e che cercano a loro modo di confrontarsi con la vita, con la altrui gioventù, con le responsabilità che non vogliono più avere dopo aver fallito in quelle più importanti. con la impossibilità di riprendere un contatto con la propria esistenza sfilacciata e ferita a morte. E nel rigirare la cinepresa nel trauma, talvolta si tracima nell’estetica del dolore.